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Angela Melo
Avvocato
Vice Presidente African Commission on Human and Peoples' Rights, Mozambico
Nata in Mozambico, Angela Melo, avvocato, è Vice Presidente dell' African Commission on Human and Peoples' Rights, con sede a Banjul in Gambia, istituita nel 1987 con lo scopo di promuovere e proteggere i diritti umani nel continente africano. Dal 2001 al 2007 ha ricoperto all'interno dell'organizzazione la carica di Special Rapporteur on the Rights of Women in Africa, creata nel 1998, col compito di informare ed assistere le donne africane sui loro diritti e sulle modalità e gli strumenti per difenderli. Negli anni '80 è stata tra le prime donne del suo Paese ad esercitare l'avvocatura, impegnandosi nella difficile battaglia per eliminare dal codice penale alcune norme offensive e lesive per la dignità delle donne. Dal 1994 al 2002 è stata Vice Presidente dell'Organizzazione non governativa, Mozambican Association of Women Legal Practitioners Ha servito per molti anni il Ministero della Giustizia mozambese come Consulente legale per le questioni di diritto pubblico e privato internazionale, partecipando a Conferenze ministeriali per l'adozione di politiche di difesa e di promozione dei diritti delle donne nelle Regioni dell'Africa Meridionale e preparando per il Consiglio dei Ministri la bozza della Convenzione dei Diritti Umani in Mozambico. Le donne rappresentano da sempre il segmento più ampio della popolazione africana ma anche il segmento più vulnerabile dal momento che i problemi della povertà, della fame, dell'analfabetismo, della difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, degli affari, della politica, delle scienze interessano in misura prevalente proprio il genere femminile. I progressi, sia pur ancora insufficienti, fin qui raggiunti sul fronte dell'emancipazione femminile sono il risultato non solo della politica illuminata dei governi più avanzati ma anche, se non soprattutto, del forte impegno delle stesse donne africane, che nella loro componente più colta e liberale lottano costantemente perché maturino condizioni di reale avanzamento economico, sociale e politico delle donne. In tal senso, tutta la vita professionale di Angela Melo, sia quella privata nell'esercizio dell'attività di avvocato sia quella pubblica alle dipendenze dell'Esecutivo del suo Paese, si è svolta all'insegna della difesa dei diritti delle donne, e in particolare del diritto di queste a ricevere un'istruzione adeguata, nella convinzione che l'ignoranza possa offrire più facili occasioni di sfruttamento e di abuso. Al WSS Angela Melo porta dunque la sua esperienza di profonda conoscitrice della condizione delle donne africane che convivono con il sentimento della paura quale risultato dell'incapacità di comprendere e affrontare determinate situazioni; una paura che nasce da una oggettiva condizione di inferiorità culturale e, in genere, di dipendenza economica e sociale nei confronti degli uomini. La popolazione femminile su cui grava gran parte dell'attività agricola, per esempio, ha sotto molti aspetti gli stessi problemi che sperimentano le contadine del mondo occidentale, ma subisce anche quelli legati al genere, come la concentrazione del potere economico in mano ai mariti, ai padri o ai fratelli, che impedisce loro di vendere i propri prodotti in pubblico, la ripartizione iniqua della terra, gli ostacoli di natura culturale come la divisione sessuale del lavoro, ecc. La violazione dei diritti delle donne, pertanto, è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente ineguali tra maschi e femmine che hanno condotto alla dominazione sulle donne e alla discriminazione da parte degli uomini e da cui è derivato un oggettivo ostacolo al pieno progresso delle donne. Ciò è dipeso essenzialmente da fattori socio-culturali. In particolare dagli effetti dannosi di alcune pratiche tradizionali o consuetudinarie e da atti di estremismo legato alla razza, al sesso, alla lingua, alla religione, che perpetuano la condizione di inferiorità riservata alle donne nella famiglia, nel posto di lavoro, nella comunità e nella società. Peraltro, la violenza contro le donne è talora esacerbata dalla pressione sociale; in particolare dalla vergogna, se non addirittura dalla paura, di denunciare certe azioni condotte contro le donne, la mancanza di accesso a informazioni legali, aiuto o protezione, l'assenza di leggi che proibiscano in modo efficace le azioni di violenza contro di esse, la mancata riforma delle leggi esistenti, gli sforzi inadeguati da parte delle autorità pubbliche per promuovere la consapevolezza e applicare le leggi esistenti, e l'assenza di mezzi educativi e di altra natura per affrontare il problema delle cause e delle conseguenze della violenza. E tutto questo ha impedito il raggiungimento degli obiettivi dell'uguaglianza, dello sviluppo e della pace, dal momento che la violenza contro le donne viola, indebolisce o annulla il godimento dei diritti umani e libertà fondamentali. La paura della violenza, infatti, è una barriera permanente alla mobilità delle donne e limita il loro accesso alle risorse e alle attività fondamentali. Il fallimento dell'azione di protezione e promozione di tali diritti e libertà nel caso della violenza contro le donne, e più in generale contro la persona indipendentemente da quale sia il suo sesso, è materia di grave preoccupazione, ma allo stesso tempo di grande impegno, per l'African Commission on Human and Peoples' Rights. La Commissione, istituita dall'OUA (Unione Africana) e formata da 11 membri, scelti tra esperti di diritti umani, di cui sia nota la reputazione, l'integrità morale nonché l'esperienza in campo giudiziario, si articola in sei organismi distinti, i cosiddetti Special Rapporteur, ognuno dei quali svolge attività di monitoraggio, di investigazione e di denuncia delle violazioni commesse nei diversi stati africani con particolare riferimento al proprio settore di competenza. Tra questi, gioca un ruolo centrale il Rapporteur dei Diritti delle donne, col compito di assistere i governi africani nello sviluppo e nell'implementazione delle loro politiche di promozione e protezione dei diritti delle donne in Africa, di fornire informazioni sugli strumenti di tutela così come prevede il Protocol on the Rights of Women in Africa, nonché di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni e/o organizzazioni internazionali perché si facciano promotrici di iniziative per migliorare la condizione della donna in Africa. In tal senso, la partecipazione al WSS di Angela Melo, come attuale vice-presidente dell'African Commission on Human and Peoples' Rights presso la quale ha svolto per molti anni proprio il ruolo di Special Rapporteur on the Rights of Women, si inserisce nelle attività che tale istituzioni pongono in essere per dare visibilità al loro lavoro, per raccogliere consensi, per essere di stimolo continuo ai governi affinché rispettino gli impegni che hanno assunto in ordine all'eliminazione di ogni forma di discriminazione e di pratica vessatoria nei confronti delle donne africane. Perché, nonostante i traguardi raggiunti, le donne africane sono ancora oggi vittime di specifiche violazioni, soprattutto laddove si tratti di abusi incoraggiati da pratiche culturali e consuetudini tradizionali, come la mutilazione dei genitali, il matrimonio combinato, ecc. o quant'altro impedisce loro di vivere in condizioni di parità con gli uomini. Tutto ciò è stato e resta in forte contraddizione con il ruolo centrale svolto fin dall'antichità dalle donne nella società africana, da sempre fortemente matrilineare. Le donne sono depositarie di un immenso patrimonio di saperi e competenze, per cui garantire istruzione a bambine, ragazze e donne soprattutto nelle campagne e nei villaggi può portare, per esempio, all'aumento della produttività agricola, alla diminuzione della crescita demografica e del tasso di mortalità infantile, nonché alla crescita della coscienza e tutela ambientale. Per questo investire sulle donne non è soltanto umanamente necessario, bensì strategico quando a ciò si accompagnano processi di sviluppo sociale ed economico.
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