logo
  Home | Cos'è il WSS | Promotore | Governance | Contatti | English

 


 


 
 
   
 
Per saperne di più
indietro
Michel  Maffesoli Michel Maffesoli
Sociologo
Università Paris V-La Sorbona, Francia


Fondatore della "sociologia del quotidiano". Dopo la Laurea in Filosofia, ha conseguito un Dottorato in Sociologia a Grenoble. Nel 1976, ha sostenuto il Dottorato di Lettere in Sociologia su La dinamica sociale. Dopo essere stato ricercatore e assistente universitario, Maffesoli è dal 1981 professore in Scienze Umane all'Università della Sorbonne.

E' direttore di Sociétés e di Cahiers de l'imaginaire, riviste internazionali di scienze umane e sociali, direttore del Centro Studi Centre d'Etudes sur l'Actuel et le Quotidien (CEAQ), segretario generale del Centro di ricerche sull'Immaginario. Professore invitato e conferenziere, ha pubblicato numerosi articoli scientifici e molti libri. E' conosciuto nel mondo per opere quali Il tempo delle tribù. Il declino dell'individualismo nelle società di massa (1988), Il nomadismo. Vagabondaggi iniziatici (1997), La violenza totalitaria (1999), Elogio della ragione sensibile (2000), Note sulla postmodernità (2003), Il Reincanto del mondo; un'etica per il nostro tempo (2006)

Tra le tante dimensioni della paura su cui il WWS ci invita a riflettere, quella che si riferisce essenzialmente alla paura come emozione primitiva e incontrollabile rappresenta un aspetto ineliminabile della condizione di "tribalismo sociale" con cui, ne Il tempo delle tribù (1988), Michel Maffesoli identifica la società post-moderna, cioè quella realtà in cui hanno cessato di essere imperativi dell'agire individuale i modelli valoriali elaborati dalla modernità: razionalità, linearità, ordine, equilibrio. E rispetto alla quale il politeismo dei valori che si è imposto non consente di individuare un modello alternativo e ben definito di società, bensì crea le condizioni di una dinamica sociale caratterizzata da un'elevata conflittualità interna. Una dinamica che può essere descritta come "mescolanza" (misculisme) indistinta di elementi (scelte, tendenze, gusti, consumi, ecc.), obbediente a una logica contraddittoria che non intende superare affatto le ambiguità e i contrasti ma piuttosto li esalta per la forza emotiva che sono in grado di suscitare.

Le trasformazioni economiche, sociali e culturali che ne sono derivate negli ultimi decenni hanno tradotto il mondo in una fitta e complessa rete all'interno della quale le possibilità di relazionarsi agli altri e all'ambiente si sono moltiplicate e modificate nelle modalità e nei contenuti . Pertanto, le forme e i contenuti della socialità, intesa come "stare insieme", non si traducono più prevalentemente nei modelli del produttivismo imposti dalla cultura moderna, bensì in nuovi tipi di aggregazione basati sulla condivisione di pulsioni forti, sperimentate nel presente e tendenti ad esaurirsi nel momento in cui l'idem sentire diventa già vissuto.

In tal senso, costituisce una rappresentazione esemplare dello spirito post-moderno quella che Maffesoli chiama prossemia, il bisogno cioè di stare insieme in un medesimo ambiente, reale o più spesso virtuale (si pensi alle chat quale "luogo di incontro" che non richiede presenza fisica) in cui lasciarsi coinvolgere emotivamente. Senza, tuttavia, richiedere legami duraturi. Nella socialità affettiva, empatica e coinvolgente dei nostri tempi, infatti, il bisogno di "stare insieme" si combina allo stesso tempo con il bisogno di nuovi incontri e di nuovi vissuti, con quella spinta inarrestabile al nomadismo, che obbliga a un continuo viaggiare, e sempre con ruoli diversi, attraverso le esperienze altrui, ovvero attraverso la partecipazione a varie tribù (famiglia, amici, colleghi, soggetti occasionali, internauti).

Il destino dell'uomo è, dunque, quello di trasformarsi da "individuo, in possesso di un'identità precisa, capace di costruire la propria storia e di partecipare con altri individui alla storia generale, in "persona", capace di operare identificazioni molteplici all'interno di una teatralità globale", perché, come Maffesoli spiega nell'Elogio della ragione sensibile (1996), "l'individuo ha una funzione razionale, la persona riveste ruoli emozionali".

Ciò nondimeno, in questa definizione continua delle appartenenze, che in definitiva non è altro che ricerca continua della propria identità, si palesa tuttavia il disagio creato dalla transizione incessante e non lineare tra modernità e post-modernità e, dunque, il rischio che la paura intesa come emozione propositiva trovi il suo risvolto della medaglia nella paura come angoscia paralizzante che può nascere dalla difficoltà a individuare punti di riferimento certi su cui costruire le prospettive essenziali della esistenza. E che spinge l'uomo a confidare nelle istituzioni affinché predispongano strumenti (in termini di beni, servizi, chances di vita) finalizzati ad arginare la sua vulnerabilità.

Ma fintanto che le istituzioni hanno un approccio strumentale ed economico alle "paure" umane, "rinviando a quel regno della quantità che sopprime ogni aspetto qualitativo dell'esistenza sociale e individuale", come scrive ne La violence totalitarie (1999), il rischio è, paragrafando il titolo di una sua opera recente, Le Reenchantement du Monde: une éthique pour nostre temps (2006), quello di un "reincanto del mondo", dove il salto nel mito (che al giorno d'oggi assume le forme triviali di videogiochi, videoclip, e tutte le diverse forme di cyberspazio) finisce per essere il naturale approdo della fuga dalla realtà.

 
Per maggiori informazioni contatta la Segreteria organizzativa ai n. +39 063234615 / + 39 063233413 o scrivi a info@worldsocialsummit.org