Massimiliano Fuksas
Architetto
M Fuksas ARCH, Italia
D'origine lituana, Massimiliano Fuksas nasce a Roma nel 1944, dove si laurea in Architettura all'Università "La Sapienza" nel 1969. Nel 1967 inaugura il suo studio romano, cui seguono nel 1989 e nel 1993 i suoi studi di Parigi e di Vienna. Dal 2002 è attivo anche in Germania, con uno studio a Francoforte. Dal 1998 al 2000 è stato Direttore della VII Biennale Internazionale d'Architettura di Venezia "Less Aesthetichs, More Ethics". 2007- Napoli, Premio Cubo D'oro alla carriera ed all'architettura. 2007- Primo Premio conferito al progetto Europark, Salisburgo, da parte dell'International Council of Shopping Centres- Categoria 'Refurbishments and/or Expansions'. 2006- Membro Onorario del Royal Institute of British Architects 2006- Award of Excellence, Urban Land Institute (ULI), Washington D.C, USA, per il nuovo polo della Fiera, Rho Pero, Milan, Italia. 2006- Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana 2005- Premio Nazionale per l'Architettura dell'ANCE- IN ARCH 2005 per la realizzazione del nuovo Quartier Generale, Centro Ricerche Ferrari, Maranello, Italia. 2005- Membro dell'Accademia d'Architettura di Parigi 2003- Accademico dell'International Academy of Architecture di Sofia 2002- Honorary Fellowship del'American Institute of Architects. 2000- Academico dell'Accademia Nazionale di San Luca, Italia. 2000- Commandeur de l'Ordre des Arts et des Lettres della Repubblica Francese 1998- Premio di riconoscimento alla carriera al "Vitruvio International a la Trayectoria" a Buenos Aires, Argentina. È stato Visiting Professor presso numerose università, tra quali: l'École Speciale d'Architecture di Parigi, l'Akademie der Bildenden Kunste di Vienna e la Columbia University di New York.Ha incentrato la sua attività soprattutto sulla realizzazione di grandi opere pubbliche e da molti anni dedica un'attenzione particolare allo studio dei problemi delle grandi aree metropolitane. I progetti si caratterizzano per una continua ricerca di nuovi materiali e di tecnologie avanzate.Da gennaio 2000 cura la rubrica d'architettura del settimanale "L'Espresso". L'interesse del WWS per il contributo di Massimiliano Fuksas è riconducibile alla sua concezione dell'architettura quale strumento capace di dare forma alle contraddizioni del mondo moderno e postmoderno e dell'architetto quale parte di un processo generale che può comunicare quello che sta avvenendo nella società. Per Fuksas, infatti, l'architettura è essenzialmente arte. Arte volta a modificare lo spazio fisico in relazione alle esigenze della vita associata, la quale viene rappresentata, nelle sue varie manifestazioni, attraverso forme che esprimono un determinato modo di testimoniare, oltre che la sensibilità del proprio tempo, la qualità e i significati del contesto sociale a cui esse si riferiscono. E l'architetto è l'interlocutore privilegiato, al centro di una complessa rete di connessioni e di interazioni cui spetta di tradurne in tratti distintivi gli eventi e le problematiche più significative. All'inizio del terzo millennio, il compito dell'architettura non può che essere quello di confrontarsi con la dimensione della globalizzazione che, generando un'intensa e diretta competizione tra culture e luoghi potenziali di attività socio-economiche, finisce per affermare un nuovo statuto dell'identità di quelle stesse culture e di quegli stessi luoghi. Infatti, il bisogno di misurarsi con i processi di globalizzazione comporta, neanche poi tanto paradossalmente, la necessità di enfatizzare e valorizzare al massimo le specificità micro-territoriali, messe a dura prova dalle tendenze omologanti della globalizzazione. Al bivio del rapporto dialettico tra globalizzazione e localismo si colloca uno dei punti critici dove scricchiola e viene messa sempre più in discussione la vita quotidiana delle persone, la grande città. Un tempo luogo di sviluppo e promozione sociale, e anche di sicurezza, oggi le città sono una sorta di vaso di Pandora da cui fuoriescono problemi che appaiono difficilmente risolvibili e che generano un senso di frustrazione, di insicurezza e di paura che si evidenza anche nelle forme architettoniche di alcuni dei loro quartieri, soprattutto se di più recente costruzione. La soluzione ai problemi posti dalla profonda trasformazione che le città stanno subendo deve passare attraverso il rifiuto della sterile abitudine dell'urbanistica moderna di progettare per modelli precostituiti, idonei a tutte le situazioni, a difesa di una architettura che rifletta i repentini cambiamenti della nostra società. Nel saggio Polis. Dialogo di una sociologia urbana, scritto nel 2006 in collaborazione col sociologo italiano Franco Ferrarotti, Fuksas pensa dunque a una città fortemente "flessibile". In tal senso, la polis monocentrica del passato dovrà lasciare il passo a megalopoli multiculturali e multicentriche, pensate in ogni caso in relazione alla dimensione umana, da un architetto che percepisca e restituisca qualità della vita e forti sensazioni a chi l'abiterà. L'acquisizione di nuove modalità di sviluppo deve partire innanzitutto da un'impostazione disciplinare in grado di contemplare più punti di vista e più opportunità d'intervento, come per esempio la «deglomerazione», parola di nuovo conio per designare i tentativi di decentramento verso le periferie urbane. Perché il problema di assicurare un "paesaggio" qualitativamente significativo si pone innanzitutto per i luoghi difficili, quelli del degrado e dell'emarginazione, dove si annidano le difficoltà del vivere quotidiano e dove è più facile che alberghi la paura, qualunque siano le forme che essa assume. E' in questa chiave, dunque, che si coglie il senso dello slogan pronunciato alla Biennale di Venezia nel 2000, less aesthetics, more ethics: è all'etica che spetta il compito di prefigurare il futuro, costruendo le città per i suoi abitanti e di guidare l'architetto a costruire, non edifici destinati alla sola fruizione delle "masse informi" dei turisti, bensì uno spazio vitale cui gli individui possano dare forma, evolversi, sentire.
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