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Joanna Bourke
Storica
Birkbeck College, UK
Joanna Bourke è professoressa di storia al Birbeck College dell'Università di Londra. Ha pubblicato sette libri sulla storia dell'Irlanda, genere e "il corpo", la storia del pensiero psicologico, guerra moderna, emozioni, e violenza sessuale. I suoi libri sono stati tradotti nella lingua cinese, italiana, portoghese, spagnola, catalana, e turca. Il suo libro "An Intimate History of Killing: Face-to-Face Killing in Twentieth Century Warfare" ha vinto il Fraenkel Prize per Storia Contemporanea nel 1998, e il Wolfson History Prize nel 2000. Il suo libro "Paura: una storia culturale" e stata pubblicato nel 2005. Nel 2007 ha pubblicato la storia della violenza sessuale del diciannovesimo e ventesimo secolo intitolato "Rape: A History from 1860s to the Present". Joanna Bourke è una storica che insegna Storia al Birbick College della London University. Tra i suoi interessi principali, la storia della paura, le operazioni di guerra moderne, le emozioni, la storia del pensiero, e il genere e il "corpo femminile". L'interesse espresso dal World Social Summit (WSS) per Bourke deriva dalle sue ricerche sulla paura, lucidamente esposte nel suo libro "La paura. Una storia culturale" ("Fear: A Cultural History"). "La paura. Una storia culturale" è uno studio socio-culturale molto incisivo che colloca in una ampia prospettiva i diversi significati assunti dalla paura nei diversi periodi del diciannovesimo e del ventesimo secolo. È stata proprio questa pubblicazione a spingere il World Social Summit (WSS) a incentrare su questo tema l'organizzazione del summit di quest'anno. Una delle caratteristiche distintive della ricerca di Bourke è l'evoluzione del concetto di paura nell'arco degli ultimi 150 anni. La sua vivida esposizione del modo in cui la consapevolezza della paura è cambiata nell'arco del tempo offre una approfondita spiegazione del perché le società contemporanee, soprattutto quelle occidentali, sono ossessionate da una varietà di ansie. Il libro esamina le paure predominanti registrate e documentate in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nell'arco dell'ultimo secolo e mezzo. L'autrice affronta temi come le fobie, il timore di Dio e della morte, gli incubi, le paure dei bambini, le malattie, il crimine e il terrorismo. Vi sono interessanti confronti tra le paure che hanno dominato le società della fine del diciannovesimo secolo e quelle che dominano i tempi attuali. La paura della morte è probabilmente il timore universale che ha attraversato tutte le società nell'arco della storia, ma il contrasto tra il modo in cui alla fine del diciannovesimo secolo le società occidentali hanno affrontato le paure e le ansietà collegate alla morte, rispetto alle società della fine del ventesimo secolo, è assolutamente sorprendente. In uno dei primi capitoli, Bourke spiega come, nel diciannovesimo secolo, i timori riguardanti la morte imminente fossero direttamente collegati all'ansietà riguardo all'esattezza della diagnosi di morte, in altre parole, si trattava della paura di essere sepolti vivi (che spinse alcune imprese di pompe funebri a proporre una serie di prodotti creativi come le bare dotate di un tubo per la respirazione che raggiungeva la superficie del terreno e una scala pieghevole per uscire dalla tomba, unitamente ad altre soluzioni pragmatiche come il taglio della gola prima della sepoltura). Questo è in contrasto radicale con il mondo nel quale viviamo oggi, dove siamo molto più preoccupati all'idea di essere mantenuti in vita, contro la nostra volontà, collegati a delle macchine, senza la possibilità di morire con dignità. In sostanza, è passato poco più di un secolo e dalla paura di essere sepolti vivi siamo passati alla paura di essere clinicamente morti, ma mantenuti in vita dalle tecnologie terapeutiche. Bourke non si sofferma sull'analisi del ruolo dei media, ma è interessante notare che alcune categorie specifiche di paure, come quella degli abusi ai danni dei bambini o della pedofilia riemergono di volta in volta nell'arco della storia, prevalentemente perché alimentate dai media. Ma i resoconti forniti dai media erano presenti anche nei periodi durante i quali non sono state registrate ondate di panico. Pertanto, risulta interessante analizzare quale tipologia di ambiente o terreno di coltura sia necessaria per permettere lo sviluppo di determinate forme di terrore, e per consentire che attecchiscano. Vi sono numerosi esempi aneddotici che illustrano il viaggio compiuto da Bourke attraverso il tempo nella sua esposizione degli stadi di sviluppo della creazione e della diffusione delle paure. Ma essendo la paura una emozione umana, la sua definizione e la sua accettazione culturale hanno assunto forme diverse a seconda di coloro che ne hanno fatto l'esperienza. A influire sono non solo il tempo e il contesto storico, ma anche il sesso o la classe sociale di appartenenza. Gli ambienti urbani rispetto a quelli rurali e anche l'età, per esempio, generano dinamiche specifiche che influiscono sul modo in cui la paura viene avvertita nella vita di tutti i giorni. In questo senso, il sesso degli individui interessati ha generato correnti interpretative diverse in relazione al modo in cui la paura viene percepita nel mondo contemporaneo. Bourke spiega come uomini e donne tendano a reagire in modo diverso al concetto stesso di paura, a volte demolendo gli stereotipi più consolidati. Un timore particolare che tocca tutte le donne è la paura dello stupro, che è il tema dell'ultimo libro di Bourke. Il testo, "Rape: A History from the 1860s to the Present" ("Lo stupro, la storia dal 1860 ai giorni nostri") è stato pubblicato nel 2007. Lo stupro, per le donne, soprattutto nel contesto urbano occidentale, è la forma di ansietà che condiziona maggiormente i comportamenti femminili, dal modo di vestire ai luoghi che le donne frequentano e agli orari nei quali li frequentano. Il timore dello stupro viene evidentemente percepito in modo predominante dalle donne (ma non solo, questo timore si registra anche tra gli uomini; in alcune società, come negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il timore dello stupro all'interno dei centri detentivi è per alcuni un deterrente più forte della detenzione stessa), ma questo rientra nel quadro più ampio della paura del crimine e degli "stranieri". Incredibilmente, la paura dello stupro è aggravata dall'atteggiamento negativo e di scarso aiuto del sistema giudiziario, nell'ambito del quale spesso le colpe sono state addossate alle vittime piuttosto che agli autori dei reati, creando un senso di paura e sfiducia nelle autorità. Bourke presenta una vasta gamma di punti di vista che mostrano le modalità in base alle quali le paure e le ansietà (è interessante notare come le paure creino dei capri espiatori, mentre le ansie rappresentino il preludio delle psicosi) si sono trasformate fino ad assumere le loro forme attuali, ma l'autrice dimostra anche come molte convinzioni e mentalità non siano cambiate affatto. "I terroristi sono più temerari, possono contare sulle armi più terribili offerte loro dalla scienza moderna e oggi il modo è esposto alla minaccia di nuove forze che, se lasciate agire liberamente, potrebbero portare un giorno alla distruzione universale". La citazione è stata tratta dal libro di Bourke "Paura. Una storia culturale", e se avete immaginato che la frase potrebbe essere stata pronunciata da un responsabile della sicurezza dopo l'attentato dell'11 settembre a New York, o dopo gli attentati dinamitardi di Madrid nel 2004 o di quelli avvenuti a Londra nel 2005, potrebbe apparire un'affermazione giustificata, anche se oggettivamente esagerata. Ma la frase fu pronunciata da un funzionario della polizia britannica nel 1889, a commento delle attività di gruppi politici violenti di quel periodo. Il contributo di Joanna Bourke al dibattito sulla paura che il WSS vuole avviare consiste soprattutto nell'aver evidenziato la necessità di contestualizzare storicamente l'emozione della paura nel periodo delle paure congetturali nel quale viviamo, e al tempo stesso nello studio delle tipologie di ambienti necessari per trasformare i timori e le ansietà in forme di panico sociali.
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