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Edoardo  Boncinelli Edoardo Boncinelli
Biologo
Università Vita-Salute di Milano, Italia


Edoardo Boncinelli è professore di Biologia e Genetica presso l'Università Vita-Salute di Milano. E' stato Direttore della SISSA, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, dopo essere stato Capo del Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo presso il Dipartimento di Ricerca Biologica e Tecnologica dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Fisico di formazione, si è dedicato allo studio della genetica e della biologia molecolare degli animali superiori e dell'uomo prima a Napoli, presso l'Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica (IGB) del CNR, dove ha percorso le tappe fondamentali della sua carriera scientifica, e poi a Milano. E' membro dell'Accademia Europea e dell'EMBO, l'Organizzazione Europea per la Biologia Molecolare, ed è stato Presidente della Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare. Nel 2005 ha ricevuto l'EMBO Award for Communication in the Life Sciences. I suoi campi di studio sperimentale, tutti attinenti allo sviluppo embrionale, sono andati dalla primissima determinazione dell'asse corporeo alla strutturazione della corteccia cerebrale. Sulla scia di tali studi i suoi interessi culturali si sono andati progressivamente spostando verso le neuroscienze e l'indagine delle funzioni mentali superiori. Edoardo Boncinelli ha dato dei contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi biologici dello sviluppo embrionale degli animali superiori e dell'uomo. E' stato fra i primi, nel 1985, a comprendere il significato delle nuove scoperte sul controllo genetico dello sviluppo della drosofila e ad estenderle allo studio degli esseri umani. Con il suo gruppo di lavoro ha individuato e caratterizzato una famiglia di geni, detti omeogèni, che controllano il corretto sviluppo del corpo, dalla testa al coccige. Queste scoperte sono riconosciute come una pietra miliare della biologia di questo secolo, se non della biologia di tutti i tempi. Dal 1991 si è poi dedicato allo studio del cervello e della corteccia cerebrale individuando altre due famiglie geniche che giocano un ruolo cruciale in questi processi. Ha mostrato inoltre come tutto questo possa avere delle applicazioni mediche, immediate e a più lunga scadenza.

Collabora con la rivista Le Scienze e il Corriere della Sera.

Tra le sue pubblicazioni recenti: Come nascono le idee (2008), Dialogo su scienza e etica (2008), Il Male. Storia naturale e sociale della sofferenza (2007), Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell'anima (2006).

In una sua recente pubblicazione, Il Male. Storia naturale e sociale della sofferenza (2007), Edoardo Boncinelli afferma che l'uomo chiama collettivamente "male" un certo numero di cose diverse. Tra queste, la paura. Ma il male altro non è che la differenza fra ciò che è e ciò che ci aspetteremmo che fosse, che poi sarebbe il Bene. Da un punto di vista biologico, infatti, l'uomo è un animale assolutamente particolare, che possiede una corteccia cerebrale molto sviluppata, una coscienza di sé e un linguaggio articolato. Egli si fa una certa immagine mentale del mondo, immagine che contiene concetti, categorie ma anche giudizi di valore; un'immagine che confronta con la realtà e quasi sempre non trova conforme alle proprie aspettative. Da qui nasce il male; da qui nasce la paura di dover affrontare una realtà che non è nelle nostre aspettative.

Al WWS Edoardo Boncinelli porta la sua esperienza di fisico, biologo e genetista che con la paura, intesa anche come insicurezza che deriva dalla contraddizione tra ciò che è e ciò che vorremmo che sia, si trova a dover fare costantemente i conti.

Oggi, come non mai, infatti, la scienza fa paura. Gli uomini si ritrovano a vivere sensazioni conflittuali, esposti, da un lato, al fascino del progresso della conoscenza che raggiunge risultati che sembrano andare oltre lo stesso orizzonte umano, e, dall'altro, al timore del venire meno delle sicurezze su cui riposa la loro identità. Da sempre la storia degli uomini è contrassegnata da una progressiva perdita di certezze che hanno rappresentato il risvolto di pur enormi progressi in campo scientifico. La rivoluzione copernicana, per esempio, ha tolto l'uomo dal centro dell'universo, producendo enormi conseguenze sull'intera concezione della natura, che ha trasformato da posto creato per l'uomo in un territorio che questo si è trovato ad abitare. E la teoria dell'evoluzione di Darwin ha sottratto all'uomo la sicurezza di essere all'apice della grande catena degli esseri viventi.

Con l'avvento della genetica prima e dell'ingegneria genetica poi, l'uomo è penetrato nei meccanismi dell'ereditarietà e dell'azione genica. Tutto ciò che ne è seguito ha condotto a grandi successi sulla strada della comprensione degli esseri viventi e a enormi progressi nelle applicazioni pratiche. Questo gli ha fornito degli strumenti che non sono qualitativamente diversi da quelli di un tempo ma che dal punto di vista quantitativo appaiono di una potenza incomparabile e secondo alcuni preoccupanti. Ma, ora la genetica sembra togliere all'uomo un'altra sicurezza - quella della libertà - perché sembra offrire un'immagine semplificata degli esseri umani, quali oggetti su cui è possibile intervenire in ogni loro parte.

D'altro canto, l'uomo istintivamente - biologicamente, afferma Boncinelli - cerca di fuggire la libertà, perché questa è responsabilità. Alla paura dell'ignoto, dell'imprevedibile, talora percepito come una minaccia alla stessa sopravvivenza dell'uomo, si aggiunge infatti un'altra paura. Quella che deriva dalla difficile scelta di assumere decisioni che possono avere inimmaginabili e imprevedibili effetti di ricaduta, sia in termini quantitativi che qualitativi, sul futuro dell'umanità. L'uomo è, infatti, al tempo stesso protagonista dell'ingegneria genetica e a lui solo spetta la responsabilità di non lasciarsi sopraffare dalla potenza dei nuovi strumenti di indagine. In questo senso, il potere che si trova a gestire può essere fonte di paura laddove lo pone di fronte a una gamma di possibilità che comportano delle conseguenze rispetto alle quali probabilmente non gli sarà più consentito di fare un passo indietro. E se oggi, sostiene Boncinelli, questa paura sembra essere avvertita più che in passato dipende dal fatto che sempre più nel tempo la scienza si è avvicinata alle esigenze "reali o fabbricate" della gente, alla quale può interessare relativamente poco il moto dei satelliti di Giove o che una supernova esploda o meno, ma si allarma quando la scienza può toccare problemi che riguardano da vicino la salute del proprio corpo e della propria anima.

Ciò nondimeno, come afferma in libro in cui dialoga col filosofo Umberto Galimberti sul rapporto tra scienza e etica, E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (2000), la paura è l'altra faccia del desiderio: un desiderio morboso che le cose cambino, accompagnato dal terrore che cambino. In tal senso, fortunatamente, la paura è anche spinta verso l'esplorazione. Le paure fanno parte dell'esistenza e il compito dell'uomo è quello di ridurre i rischi contro i quali non si può opporre un rimedio assoluto. La "scienza", in tal senso, altro non è che lo sviluppo di tutte le tecniche messe in atto dagli uomini per non avere paura e per riuscire a sopravvivere.

 
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