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Intervento di Zygmunt Bauman (Leeds University, GB) al World Social Summit
Paura liquida

Sintesi dell'intervento

E' sbagliato parlare di paura, piuttosto è necessario parlare di paure. E per questo le definisco "liquide", perché libere di trasferirsi facilmente e di distaccarsi e attaccarsi da una sfera all'altra.

Quella di oggi è spesso paura dell'inadeguatezza. Perché oggi la società non fissa regole ma dà possibilità che possono essere sfruttate. Se si perde l'opportunità, la responsabilità è dell'individuo che non ha avuto abbastanza energia, intelligenza e non ha provato abbastanza. C'è dunque una responsabilità personale, individuale, che comporta in sé il rischio di non cogliere appieno le opportunità che dà la vita.

Nella paura dell'inadeguatezza rientra anche quella dell'incapacità di utilizzare i sistemi più nuovi, la paura ambientale, un'ansia diffusa nella società contemporanea. Questa categoria non è ben definita ed è molto pervasiva. È una paura che sembra venire da tutti gli angoli. In un mondo in mutamento, c'è ad esempio la paura di non trovare più acquirenti per quel tipo di competenze acquisite con un duro lavoro, o quella di perdere la nostra posizione sociale, di essere buttati fuori, come vediamo nei reality che propongono la spettacolarizzazione attraverso l'aspettativa: chi sarà escluso la prossima volta? E l'impatto della paura, dell'inadeguatezza, ci fa sentire vulnerabili, esposti. L'inadeguatezza vuol dire non sentirsi più in linea con gli standard. Di conseguenza si pensa di essere quello che meritiamo, e quando il destino ci volta le spalle bisogna ammettere che sì, è colpa nostra.

L'insicurezza esistenziale è un'altra grande paura dei nostri tempi. È una paura atavica, che nasce dalla consapevolezza di essere tutti mortali. La natura umana è resa più sopportabile rispetto al mondo animale come contropartita del fatto di vivere con il concetto di essere mortali. Ma la natura ci ha dato anche i mezzi per poter superare questa paura primordiale: pensare un'esistenza dopo la morte. E così si vive una vita virtuosa pensando che così si è in grado di guadagnare un posto in paradiso. E poi c'è la possibilità di mantenere nelle future generazioni un ricordo positivo delle nostre gesta. La cultura contemporanea non si preoccupa della mortalità, cerca di occuparsi e vivere nel presente passando da un progetto all'altro, in modo che non ci sia alcuno spazio per pensare che si morirà.

E poi c'è l'insicurezza sociale che viene dalla consapevolezza che così come ci viene dato un posto in società, a volte ci può essere tolto. Man mano che si va avanti si rimane attaccati a questa posizione sociale, perché abbiamo paura di perderla. La promessa dei governi e delle società organizzate era quella di liberare la gente da questo tipo di paura derivante dall'insicurezza sociale. Questo principio è alla base del pensiero di Roosevelt: rendere la posizione di un cittadino sicura, rispettata e degna, giustificata, di cui essere orgogliosi. È questo il progetto dello stato sociale, messo a punto per poter liberare le persone dalla paura della sicurezza. Ad esempio, la società avrebbe pensato al più debole in caso di malattia e questo aspetto sociale era garantito per ogni essere umano. Si trattava di un sistema che consentiva ai cittadini di andare avanti, pensare che era giusto correre rischi ed essere coraggiosi. Oggi non solo abbiamo perso la sicurezza personale, ma anche l'abilità di pensare in termini di società affrontando i problemi che riguardano la sicurezza individuale.

La caratteristica della società contemporanea è che le paure vengono usate economicamente e politicamente. I politici offrono aiuto proponendo la lotta a questa insicurezza animale. E così insegnano a proteggersi dai borseggiatori, dalle minacce fisiche verso l'organismo. Nonostante si sia sentito parlare della tutela dell'integrità personale, si sia tentato di proteggerci da chi ci vuole aggredire, ancora non si è trovata la strada per far sì che queste questioni rientrino nelle nostre priorità.



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