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Intervento di Frank Furedi (University of Kent, GB) al World Social Summit
Le regole della paura

Sintesi dell'intervento

Oggi c'è una paura diversa dal passato. Parliamo sempre più di paure
usando rituali. Io, all'inizio delle mie lezioni, devo spiegare dove sono le uscite di sicurezza. All'aeroporto ti chiedono se ti hanno manomesso la valigia. Sono cose date per scontate, ma che alimentano la paura. Nel Medioevo la paura era una virtù, rivolta al divino. Nel 1930 era la disoccupazione, negli anni '50 la guerra nucleare.

Per quanto riguarda il presente, ci sono sette regole per comprendere le "nostre" paure. Prima di tutto è un problema che si stacca da un oggetto specifico. Ad esempio, la polizia in Inghilterra ha il compito di combattere la paura della criminalità. Secondo, la paura naviga libera. Basta guardare i giornali: aviaria, obesità, cibi transgenici. Terzo punto, la paura è diventata un'ideologia, una prospettiva. La politica la usa come risorsa culturale. Le differenze tra i partiti, oggi, si basano sulle diverse paure su cui fanno leva. Poi c'è l'intangibilità, l'idea di minaccia incalcolabile.

Quinto, sul pianno della psicologia umana, siamo definiti dalle nostre paure, diventando più vulnerabili, non come individui ma come entità collettiva. Sesto, nasce un carattere privato del timore. Non parliamo con i vicini, viviamo nel nostro intimo. Ultimo punto, la paura di noi stessi. Leggiamo di umanità che inquina e distrugge. L'impatto umano ha assunto negli ultimi tempi un significato negativo. Rimaniamo a casa, non riusciamo a condividere i valori comuni, se non usando la paura.



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