Considerazioni finali
Sintesi dell'intervento La risposta più vera è venuta dalla comprensione di un tema a me caro su cui spendo una mia riflessione da tempo perché non sparisca: la riforma del welfare state che assicura all'uomo la coscienza di serenità propria di lavoratore. E oggi un liberismo privo di regole sta dando scossoni di assai imparabili paure, che scuotono l'assetto economico-sociale in cui vive l'uomo. La soluzione nella terza via tra socialismo e liberismo, come Giddens suggerisce a sua volta una terza via, quella politica che prescinda i tradizionali schieramenti politici. Spero allora che sia ripresa la "speranza che ha fatto grande l'eden europeo delle certezze sociali", come suggerito dal "realismo utopico di Becker". Sono più soddisfatto di quanto abbia detto a chi me l'ha chiesto per aver scritto una pagina, insieme, noi uomini di cultura. Credo che la strada della riforma del welfare state, che identifico nel mix di sociale e pubblico, è una strada obbligata a cui vedo, paradossalmente, ergere steccati proprio dall'Europa. L'Europa è priva di sensibilità pragmatica che vedo ad esempio in America. Il Nuovo Continente non ha paura di intervenire con una internazionalizzazione, questo non avviene nel nostro paese che si rifugia in un'augurabile risoluzione del problema affidandosi ai privati. La scelta dell'argomento un'intuizione premonitrice. Abbiamo cominciato a ragionare dell'argomento due anni fa, poi la politica lo ha fatto diventare terreno di incontro e scontro, a conferma che si trattava di un'idea molto centrata. Ripercorrendo le riflessioni avvenute nel corso della tre-giorni, ricordo le conclusioni dei relatori, in particolare su temi centrali come globalizzazione e welfare. La globalizzazione deve essere positiva e può dare risoluzione alle grandi crisi finanziarie. Sarebbe necessario affidare un ruolo di regolatore a un'istituzione sovranazionale. E si può sgombrare la paura del demone della globalizzazione dando al demone la capacità. Per quanto riguarda il tema affrontato da Bauman dell'inadeguatezza personale che genera paura e si manifesta in paura di perdere, fronteggiare il nuovo che avanza. Quanto alla crisi valoriale, ragion d'essere del progetto salvifico, penso a Saviano che ha parlato dell'importanza di valori civili prendendo spunto dai "disvalori securizzanti come la malavita". Occorre pertanto una riscoperta dei valori fondamentali della società e del senso di appartenenza. Citando Bell ricordo le alternative spirituali che alcune culture stanno riscoprendo per fronteggiare la paura e, citando Boncinelli, "la funzione securizzante della scienza". Spero che biennalmente seguiranno altre grandi riunioni sull'intorno nel quale viviamo. Perché Fondazione Roma dedica un tempo infinito alle grandi problematiche della nostra società: ricerca, istruzione, cultura, volontariato. Per far questo abbiamo bisogno di un faro, di una capacità di intravedere la strada giusta da percorrere. A tal fine è stata fondamentale la scelta del sodalizio forte con Censis, che ha permesso di snodare una strada prolifica che oggi trova il suggello con questo evento.
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